# partenza n.44

I quadri erano numerosi, poteva prendersela con calma tanto non sarebbe riuscito a vederli tutti. Meglio cercare i particolari in fondo ai colori e ai disegni. Magari tornare un’altra volta senza correre per inseguire l’impossibile.

Era un principio che valeva per molte cose anche se spesso lo dimenticava. Sapeva però cosa cercare. Tempo prima la copertina di un libro lo aveva incuriosito più del contenuto. Era stato un colpo di fulmine. Rappresentava un quadro che pareva nello stesso tempo semplice e complesso. Aveva subito cercato ogni informazione senza però fare caso alla dimensione.

Una volta entrato nella stanza infatti non lo aveva visto subito perché lo cercava delle stesse misure dei tanti appesi in mostra. Quello però occupava tutta la parete del fondo, enorme oltre ogni immaginazione. Si era appoggiato a una sedia quasi intontito. Era rimasto lì per un tempo lunghissimo a riflettere sulla confusione che il tempo provocava nella mente.

# partenza n.43

La divisione di tutta questa massa in elementi più piccoli. Poi la scomposizione in frammenti ancora più minuscoli. E quindi la frammentazione in un pulviscolo quasi invisibile.

E poi oltre fino a inseguire il niente, perché niente è rimasto da raggiungere dopo avere camminato per raccogliere i detriti con i sensi ancora disponibili. Dotarsi di sacche capienti con diversi scomparti, metterne una parte alla rinfusa e una parte invece bene ordinata nelle tasche. Prima o poi tutto andrà ripescato.

Ci sono diversi modi per farlo, qualche volta basta il caso, spesso occorre mirare con prontezza e tempismo. Senza perdere un secondo. Non so bene perché, se non che il vento non va mai in una sola direzione.

# partenza n.42

Forse aveva solo immaginato le Grandi Pietre Colorate. Sembravano stese in diverse forme geometriche, massicce e ben piantate nel terreno, di un colore neutro, uno di quelli che passa inosservato. Non brillanti come quelle che vedeva in tonalità differenti.

Non sono come dovrebbero essere, pensava, sono come sempre. Gli sembravano fuse con l’erba della primavera, nate e cresciute casualmente per abbellire il paesaggio. Si scaldavano al sole diventando ancora più luminose mentre la luce trattenuta rischiarava l’ambiente e permetteva di non perdere la strada.

In quella condizione avevano proprietà uniche e rare. Quando pioveva non diventavano scivolose e consentivano il passo in tutta sicurezza. Lui si metteva a ridere. Come fosse possibile col brutto tempo e con tutta la bellezza della sua forza ancora non è noto.

# partenza n.41

State lontani, ve lo chiedo per favore. State lontani. Non ho niente contro di voi, ci mancherebbe. Ma sono già così pieno di cose da fare che non vorrei caricarmi troppo di qualcosa che poi non avrei il tempo e neppure la capacità di seguire come si deve.

Capisco il vostro punto di vista. Ho fatto ogni sforzo possibile per mettermi nella vostra posizione. Mi sono appartato nel vostro angolo visuale e ho fatto di tutto per vedere come voi. Posso dire di essermi sforzato e questo ha un certo valore. Forse non è ancora sufficiente, qualcosa mi sfugge ma se siete ancora qua con la vostra fretta vuol dire che siete vicine.

Me ne rendo conto. No, non vi chiedo di mettervi a guardare dal mio punto di vista. So che è impossibile. Vi chiedo solo di starmi un po’ lontano. Sappiamo entrambi che prima o poi accadrà di riunirci per sempre.

# partenza n.40

L’urgenza non aveva un inizio, da qualche parte esisteva una traccia non ancora immaginata. Provava a comporre una lista delle cose che vedeva dalla sua posizione e tuttavia faceva fatica a starci dietro. Si perdeva nei ricordi e non sapeva più dove fosse.

Tentava di recuperare la posizione ma generava solo confusione.

Dentro la grande soddisfazione scambiava un atto virtuoso con uno di forza, un respiro lungo e definitivo lo lasciava sconcertato. Così continuava il consumo per smettere di voltare la testa. Le terminazioni erano ferite, seguire l’inclinazione del male a volte poteva rivelarsi un vizio. Da qui la fretta di andare avanti per finire le cose cominciate.

# partenza n.39

Non è ancora abbastanza, ci sono poche persone ma sono ancora troppe. Non è la prima volta che si parte da un punto magico oltre il quale tutti scompaiono. Ci sono voluti anni di apprendistato e una forma compiuta, con lo stupore di non averla trovata prima.

Succede sempre così e sempre succederà, pensava. Prima di tutto la certezza del punto esatto che non è mai scontato. Poi l’applicazione, ma del tipo speciale, un lavoro balordo che spesso non riesce. Ci si avvicina per approssimazioni, salendo e raccogliendo segnali, ascoltando le vibrazioni.

Ma non basta. Sembra non essere mai abbastanza. Il respiro trattenuto fino alla scomparsa per non perdere neppure un particolare. Allora con un sorriso il verde prende il sopravvento.

# partenza n.38

A una certa età dovrebbe essere proibito sognare. Meglio trovare un meccanismo in grado di controllare gli impulsi.

Tagliarli subito di netto senza discussioni, senza dolore, senza accorgersi di niente nel momento dell’attrito e delle scintille. Un razzo entrava nell’orbita del pianeta con le pareti sottoposte alla pressione in aumento e i materiali a temperature sempre maggiori.

Cosa ne facciamo dei segnali verso il futuro, delle immagini, del respirare, del vedere luoghi dove nessuno andrà mai? Dovrebbero impedire ai vecchi di sognare. Fate in fretta, in modo che non vedano il futuro.

# partenza n.37

Appoggiato alla spalliera del letto guardava dallo spicchio della finestra che la posizione gli permetteva. Avrebbe potuto anche muoversi ma non lo fece perché gli sarebbe sembrato di barare.

Aggrappato a questa posizione provava a giocare a quel gioco. Immaginava connessioni anche dove sembravano non esserci, piani diversi e colori cambiavano di posizione. Non era indispensabile trovare l’angolazione migliore del silenzio, stare immobili in apparenza, andare in direzioni meno affollate, continuare a essere filtro per cercare l’equilibrio.

“Cosa è la vita se non la ricerca dell’equilibrio” gli aveva detto un amico. Custodiva quella frase sperimentandola. Ancora avanti, questo gli sembrava il senso.

# partenza n.36

I pini erano lì da mille anni. Lui era il primo che avrebbe dovuto capire. Svegliarsi all’alba, scendere dal letto con cautela, fare piano per non svegliare gli altri, camminare con i talloni alzati, prendere in mano le scarpe e calzarle solo fuori dalla porta di casa, respirare con un certo affanno e sbadigliare con un brivido di freddo.

Erano i primi passi prima di entrare nel flusso interiore dello scambio tra corpo e natura.

Ma per fare cosa? Per vedere le scintille ritornare verso l’anima e l’anima al cervello e il cervello alla natura e poi ancora in un circolo eterno verso il respiro. Per continuare il flusso che ci mantiene in vita. Attorno anche gli aghi di pino sembravano respirare.

# partenza n.35

Non se lo ricordava più. Succede quando si è presi da qualcosa di coinvolgente oppure dalla routine. Mentre andava alla fermata avrebbe dovuto accorgersi di alcuni segnali inequivocabili. In strada non c’era nessuno, ma lui ci aveva pensato in ritardo.

Avrebbe dovuto accorgersi del deserto in città in quel pomeriggio caldo e controllare l’ingresso della metropolitana prima di lasciare partire la macchina. Invece prese di scatto la borsa dal sedile posteriore e si diresse verso l’entrata con un gesto automatico. Solo allora si rese conto del vuoto, quando si trovò di fronte alla grata chiusa del mezzanino.

Il suo unico segno non fu di disappunto ma un sorriso. Poteva solo immaginare il fumo del tubo di scappamento che se ne andava lungo il viale più lungo della città, quello che lui avrebbe dovuto percorrere a piedi per tornare a casa. Perché infiniti erano gli orizzonti, mentre la città sembrava la grande pianura patagonica.