# partenza n.88

Ci sono modi diversi tra la scelta decisa e l’assenza. Valori mischiati alle esperienze nel guazzabuglio sulla scala dell’importanza. Una valenza pratica, in apparenza più lontana della conta dell’anima.

Imprescindibili nel laboratorio del possibile, tenerli separati non è consigliabile. Convinti della necessità di una scelta ma anche del contrario. La contraddizione sembra l’esatto comportamento, l’illusione di evitarla in nome dello stile o di una forma di utilitarismo una perdita di tempo.

La protezione affonda la ragione nel tempo che si tramanda. Ci sono modi diversi anche nell’indecisione. 

# partenza n.87

Era un argomento intoccabile. Non l’aveva mai sollecitata a parlarne, anzi se ne teneva lontano. Era logico che non ne volesse parlare, che tenesse quelle cose il più distante possibile, nascoste da qualche parte, diventate ormai inaccessibili.

Entrambi avevano dei validi motivi per rimandare la riflessone sui fatti nudi e crudi, sulla cronaca personale, sui puri avvenimenti sempre che fossero accaduti. Non era facile parlarne, facevano fatica entrambi. Lo impedivano le barriere così profondamente da essere certi di non avere toccato neanche i margini della riflessione e forse di non averla indirizzata in modo compiuto.

Meglio usare le parole con cautela dopo averle trovate nel flusso della finzione. Erano stati sorpresi da quello che avevano detto, soprattutto dopo avere riunito le loro voci in una sola voce narrante. 

# partenza n.86

Nel pomeriggio di un giorno d’estate un uomo vede un animale trotterellare su una strada di campagna vicino al fiume. Nel “Manuale sulle bestie selvatiche e non”, che tiene sempre in tasca nelle sue escursioni fuori dai centri abitati, non c’è traccia della bestia che ha visto. Strano, è il manuale più completo in commercio!

Riporta perfino schizzi e appunti di creature fantastiche che si possono, con una certa attenzione e con sagacia, incontrare nelle passeggiate soprattutto nei caldi dopo pranzo estivi o verso il tramonto quando le ombre prendono forma. L’esposizione è chiara, le schede riportano ogni dettaglio esemplare per esemplare, in serie ordinate e con gli orari più probabili per gli incontri.

Il fatto curioso è che non esistono avvistamenti posteriori alle 19,15 per nessun tipo di animale, quasi un segnale di timidezza o forse della paura di raffreddarsi con l’umidità della sera. E’ comunque certo che scriverà una lettera di protesta all’editore.

# partenza n.85

“Non potevo dirti tutto e scoprire così le mie carte. Sono certo che capirai il mio disgusto, lo stesso che mi prende quando con la penna scrivo queste lettere per te. Non posso farci niente, non posso fare finta di non avere visto, non posso continuare allo stesso modo di sempre.

Ho provato a evitare di scriverti direttamente parlando ad alta voce per mandare a memoria il discorso. Ma la mia voce è debole mentre la scrittura ha una dimensione più trasparente. Senza pericolo di autocensura, come un esperimento di apertura verso viaggi continui di cui facciamo fatica a tenere traccia se non forse in qualche magazzino asciutto.

Con il dubbio che si trasforma in certezza pronto a travisare ogni cosa per falsificare i dettagli senza intenzione e quindi ancora più colpevolmente. Non potevo dirti tutto se non dopo avere frenato questa smania di chiarezza”.

# partenza n.84

Ci sono dei fili d’erba in questo rettilineo di cemento che non ha inizio e forse neanche una fine. Ci sono vie di fuga laterali, alcune scendono scavate sotto le case per finire chissà dove. Ci sono vicoli che corrono verso cancelli arrugginiti chiusi da catene senza chiavi.

Non mi resta che andare avanti e vedere i resti dei prati spuntare alla congiunzione delle strade, quasi un segnale o forse solo stanchezza. Oltre i cancelli un verde rinsecchito senza erba o altri segni di vita, senza forma né contenuto.

Ogni tanto cataste di mattoni che non servono più a niente. Torri che saranno abbattute dal tempo e dall’uomo. Da un’altra parte scacchiere di luci basse, silenziose e senza voce, aspettano di essere consumate.

# partenza n.83

Non perdere le uniche parole che ho a portata di mano. Non riesco davvero a trovarne altre. Sento l’emergenza e non riesco a districarmi da questo circolo vizioso. Sappiamo tutti e due come le parole siano importanti, come regolino i nostri rapporti.

Ma anche come incidano sui nostri comportamenti. Siamo lontani, ti prego non perderti. Sappiamo tutti e due che è difficile, conosciamo bene, senza bisogno di dirlo ogni volta, il lato oscuro e senza sorrisi. Se non fosse che vorrei evitare le cose più banali mi verrebbe da dirti di insistere su tutto quanto di positivo hai cercato di fare e che ora non vedi.

Ma non insisto. Il tuo ondeggiare tra l’alto e il basso ti ha portato fino a qui. Non perderti, non permettere alle tue ombre di farti del male.

# partenza n.82

Era arrivato di notte e non c’era più posto. Lo avevano sistemato in corridoio su un materasso basso che sfiorava il pavimento. Per fortuna era riuscito a dormire senza sentire dolore ma aveva però dovuto tenere il polso per aria senza appoggiarlo.

Era una di quelle notti che una volta passate si raccontano volentieri a qualcuno. C’era chi girava per le stanze e lo guardava con leggerezza, quasi con sorpresa nel vederlo steso quasi per terra. Tra un rumore e l’altro si concentrava sulle scie d’aria per tenere lontano il dolore.

Ma ogni rumore, anche quello più lieve, era un disturbo. Come in uno stato di ipnosi gli sembrava di vedere le stanze e i corridoi dall’alto mentre esplorava ogni particolare con curiosità. Era buio e con il pulsare ossessivo del sangue sul polso pensava alle meraviglie della sera precedente. Così era la notte.

# partenza n.81

Parlami, dimmi cosa vedi con quegli occhi aggrappati alla tua diversità, se una profondità ulteriore o forse un’altra dimensione, o i colori che per me rimangono inaccessibili. O forse i rumori che disturbano e ti fanno deviare verso una nebbia senza soluzione.

Continua a parlarmi, io proverò a rispondere alle domande senza colpire la tua visione per poi accompagnarti dove tu possa trovare la pace fuori dal buio che ti travolge. Parlami per trovare il punto d’incontro tra l’ira delle ombre e il conforto di una notte di quiete, non smettere anche se il furore ti assale e ti ferisce i muscoli e le mani e il grido non si placa fino al nuovo equilibrio.

Il sonno è passato, le parole sembrano stese nell’aria a prendere vigore. Il tempo non conta, parlami senza fermarti almeno fino a quando la stanchezza non ti travolga.

# partenza n.80

Ogni tanto gli accadeva di ripassare le vicende delle ultime settimane. Si chiedeva se fosse giusto credere ai piccoli miracoli, quelli che si possono trovare con pochi soldi sugli scaffali delle occasioni dentro silenzi che non producono effetti speciali.

Rarità per quei tempi. Li prendeva al volo senza farsi domande, si accontentava dell’effetto prodotto sull’umore e sul ritmo cardiaco, sulle opinioni e sulle ingiustizie. Prima o poi tutto si pareggia, pensava, o almeno così dovrebbe perché non può sempre andare tutto storto.

Vedeva i sorrisi e le angosce, sentiva il respiro diventare regolare, il morbo ottimista entrare con prepotenza nel corpo. Ogni tanto accadeva che i sorrisi fossero così leggeri. 

# partenza n.79

Il segreto è muoversi. Non potrebbe dire le ragioni esatte dal punto di vista fisico, non è uno scienziato, ma che sia un bene lo sa per istinto. Tutti i corpi prima o poi lo fanno, perfino le pietre e i grandi ghiacciai che sembrano fermi in eterno.

La terra si muove, le grandi catene dei monti si muovono, le idee si muovono, gli occhi si muovono. Il cervello e l’anima si uniscono al movimento ritmico del cuore, una delle più belle cose che possiamo conoscere della nostra vita. Fino a quando non succede qualcosa e siamo costretti a farcelo prescrivere da uno sconosciuto.

Dal punto A al punto B e poi al C e così via. Andata e ritorno. Così cambiano i punti di osservazione sul valore del movimento e i punti di vista. E muoversi rimane un segreto.