# partenza n.93

Era seduto sotto un albero non molto alto ma ampio. I rami scendevano quasi fino a terra a formare una tenda naturale. Sotto sembrava primavera. Nel pomeriggio cominciava il caldo e così si portava una sedia per godersi il fresco dell’ombra che naturalmente l’albero gli offriva.

Aveva un libro tra le gambe ma lo teneva chiuso, preferiva stare fermo a godere la bellezza dei rami spioventi, del tronco che si biforcava dal basso e saliva a formare un ombrello oltre il tetto della casa. Provava a catturare il momento con i sensi per conservarlo il più a lungo possibile.

Ascoltava seduto il movimento del corpo penetrare i segreti in perfetto equilibrio. Non poteva fare a meno di pensare a lei e alla sua sofferenza.

# partenza n.92

Doveva tornare verso il basso e abbattere le aspettative per confonderle nel fango della riva. Le riserve accumulate sembravano esauste. Era ferito, più tardi avrebbe dovuto limare ogni dettaglio fino a renderlo invisibile come segatura per stare al mondo a boccheggiare sospeso.

Fingere un giorno diverso, confondere i sogni con i cespugli sulla riva del canale per cancellarli.

Ho bisogno di un aiuto, pensava, e qua fuori non c’è nessuno. Ho resistito, ho subito, sono stato travolto e mi sono rialzato. Ma adesso sono morto. Aveva completato il suo pensiero, si accorgeva di accettare lo stato di prostrazione come un carburante energetico. Doveva convincersi. E intanto raccoglieva quello che trovava.

# partenza n.91

Potremmo scambiare due parole per non finire dimenticati come spesso succede. Non correre il rischio di scivolare dipende da noi. Lo sforzo è più difficile del previsto, sembra non riuscire, sbagliamo le mosse confondendoci.

Usiamo le parole che ci sembrano importanti, lasciamo passare le occasioni tra urla e rimproveri. Tutte le altre ci rimangono colpevolmente estranee. Potremmo scambiare le nostre mani quando diventano fredde e poi finiamo per dimenticare di essere uno davanti all’altro. Tra le banalità vediamo il ponte, ma non riusciamo a elaborare nient’altro.

Stiamo fermi e pensiamo di incontrarci da qualche parte anche in condizioni precarie per continuare a farci del male. Potremmo almeno sorridere per non finire dimenticati come spesso succede. 

# partenza n.90

Girava intorno a una retorica che non riusciva a superare. La frase gli era venuta male, si sentiva prigioniero, fuori posto e senza energia. Si affidava al gioco dello scartare le frasi mal riuscite ma vedeva con preoccupazione la loro netta prevalenza.

Davanti a lui uno specchio per guardarsi e indovinare le cose che avrebbe potuto fare. Eppure sembrava tutto inutile, si confondeva in un pensiero a senso unico, espirava a lungo nel tentativo di massaggiare le parti sensibili, ma senza risultato. Si applicava nonostante tutto e questo lo rincuorava.

Ma non era abbastanza. Girava intorno ma sapeva di dover entrare diretto al centro, sporcarsi le mani e fare fatica a respirare fino alla fine del dolore che lo strangolava senza lasciargli scelta. 

# partenza n.89

Da alcune settimane si ritrova ad ascoltare, come occupazione principale, i suoni perduti in stretto ordine alfabetico. Ogni tanto aggiunge alla sua lista un nome e ne fa una classifica senza ordine di merito.

Raccoglie le sollecitazioni del momento, gli aneddoti e i ricordi, i vecchi discorsi. Li estrae dallo scaffale, li pulisce, rinfresca i colori, le date, l’elenco dei musicisti, le suggestioni. Ne mette qualcuno sull’asse da stiro vicino al giradischi e lo accende.

Il piatto comincia a ruotare tirato dalla cinghia. Si sorprende ascoltando dettagli di un tesoro rimasto per troppo tempo inaccessibile. Spiega la mappa della sua lista. E si ritrova in ritardo dentro la sua trasparente illusione.

# partenza n.88

Ci sono modi diversi tra la scelta decisa e l’assenza. Valori mischiati alle esperienze nel guazzabuglio sulla scala dell’importanza. Una valenza pratica, in apparenza più lontana della conta dell’anima.

Imprescindibili nel laboratorio del possibile, tenerli separati non è consigliabile. Convinti della necessità di una scelta ma anche del contrario. La contraddizione sembra l’esatto comportamento, l’illusione di evitarla in nome dello stile o di una forma di utilitarismo una perdita di tempo.

La protezione affonda la ragione nel tempo che si tramanda. Ci sono modi diversi anche nell’indecisione. 

# partenza n.87

Era un argomento intoccabile. Non l’aveva mai sollecitata a parlarne, anzi se ne teneva lontano. Era logico che non ne volesse parlare, che tenesse quelle cose il più distante possibile, nascoste da qualche parte, diventate ormai inaccessibili.

Entrambi avevano dei validi motivi per rimandare la riflessone sui fatti nudi e crudi, sulla cronaca personale, sui puri avvenimenti sempre che fossero accaduti. Non era facile parlarne, facevano fatica entrambi. Lo impedivano le barriere così profondamente da essere certi di non avere toccato neanche i margini della riflessione e forse di non averla indirizzata in modo compiuto.

Meglio usare le parole con cautela dopo averle trovate nel flusso della finzione. Erano stati sorpresi da quello che avevano detto, soprattutto dopo avere riunito le loro voci in una sola voce narrante. 

# partenza n.86

Nel pomeriggio di un giorno d’estate un uomo vede un animale trotterellare su una strada di campagna vicino al fiume. Nel “Manuale sulle bestie selvatiche e non”, che tiene sempre in tasca nelle sue escursioni fuori dai centri abitati, non c’è traccia della bestia che ha visto. Strano, è il manuale più completo in commercio!

Riporta perfino schizzi e appunti di creature fantastiche che si possono, con una certa attenzione e con sagacia, incontrare nelle passeggiate soprattutto nei caldi dopo pranzo estivi o verso il tramonto quando le ombre prendono forma. L’esposizione è chiara, le schede riportano ogni dettaglio esemplare per esemplare, in serie ordinate e con gli orari più probabili per gli incontri.

Il fatto curioso è che non esistono avvistamenti posteriori alle 19,15 per nessun tipo di animale, quasi un segnale di timidezza o forse della paura di raffreddarsi con l’umidità della sera. E’ comunque certo che scriverà una lettera di protesta all’editore.

# partenza n.85

“Non potevo dirti tutto e scoprire così le mie carte. Sono certo che capirai il mio disgusto, lo stesso che mi prende quando con la penna scrivo queste lettere per te. Non posso farci niente, non posso fare finta di non avere visto, non posso continuare allo stesso modo di sempre.

Ho provato a evitare di scriverti direttamente parlando ad alta voce per mandare a memoria il discorso. Ma la mia voce è debole mentre la scrittura ha una dimensione più trasparente. Senza pericolo di autocensura, come un esperimento di apertura verso viaggi continui di cui facciamo fatica a tenere traccia se non forse in qualche magazzino asciutto.

Con il dubbio che si trasforma in certezza pronto a travisare ogni cosa per falsificare i dettagli senza intenzione e quindi ancora più colpevolmente. Non potevo dirti tutto se non dopo avere frenato questa smania di chiarezza”.

# partenza n.84

Ci sono dei fili d’erba in questo rettilineo di cemento che non ha inizio e forse neanche una fine. Ci sono vie di fuga laterali, alcune scendono scavate sotto le case per finire chissà dove. Ci sono vicoli che corrono verso cancelli arrugginiti chiusi da catene senza chiavi.

Non mi resta che andare avanti e vedere i resti dei prati spuntare alla congiunzione delle strade, quasi un segnale o forse solo stanchezza. Oltre i cancelli un verde rinsecchito senza erba o altri segni di vita, senza forma né contenuto.

Ogni tanto cataste di mattoni che non servono più a niente. Torri che saranno abbattute dal tempo e dall’uomo. Da un’altra parte scacchiere di luci basse, silenziose e senza voce, aspettano di essere consumate.