# partenza n.94

“Ti scrivo con una pervicacia che mi sorprende. Vorrei ricevere da te parole di altrettanta ostinazione, ma così non sembra. Io posso confidare solo nella mia scarsa abilità nel combinare i sostantivi con gli aggettivi e trovare una via ancora sconosciuta, esortarti a considerare la tua anima e farti vedere la scintilla che diventa sempre più intermittente.

Tu adesso vedi solo la paura. Non voglio pensare a questa possibilità ma devo farlo, sento il disagio del sonno che comincia a scarseggiare e non è un bel segnale.

Confido nel potere terapeutico delle mie parole che spero tu accolga come un filo di sicurezza da legarti in vita. Ho seppellito i ricordi più dolci ma solo in via provvisoria, pronto a riprenderli al tuo risveglio”. 

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