# partenza n.57

Avrebbe potuto stare immobile per sentire il respiro premuto sulle cellule del corpo emettere suoni di gioia e di emergenza. Con una colonna sonora alta e potente dietro il senso di umanità lasciato ad afferrare ogni appiglio senza confondere le sue parole con quelle degli altri o mischiare la volontà dei momenti necessari con la velocità superflua.

Era troppo facile astenersi, coltivare l’eccesso, dimenticare ciò che andava ricordato. Ricordava tutto quello che voleva dimenticare. Oltre al respiro poteva definire la concentrazione come la capacità di scrivere su un foglio giallo seduto sulla panchina di una sala d’aspetto ma sempre seguendo la curva del respiro per non farsi cogliere impreparato.

Nominava tutto quello che aveva fatto e lo inseguiva forse per riprenderlo nel suo modo primitivo di conoscere le cose.

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