# partenza n.33

Sentiva il bisogno di uscire dal peso dell’immobilità che si faceva opprimente. Come potesse migliorare lo stato delle cose e il suo sentire era ancora un mistero insufficiente a spazzare via la pesantezza dalle spalle.

Un fantasma applicato alla camicia come un peso delle azioni sull’immaginario, una pesantezza dell’universo nell’appuntamento di una sera di luglio dentro un caldo umido e opprimente. In agosto invece l’aria metteva buonumore. Come sempre era bastato poco a cambiare la scena mentre l’esperienza delle altre occasioni sembrava perduta.

Metteva di corsa le scarpe e scendeva le scale quasi fosse necessario tornare a respirare imboccando la porta. E perdersi ancora nella confusione.

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