# partenza n.27

Le finestre del cinema proponevano un ammiccante programma di cultura e di noia. Aveva impiegato almeno vent’anni di sudore e sofferenze per definirlo, facendosi forza tra le tensioni morali dei suoi pori uniti all’aspirazione a una vita migliore.

Buttiamoci dentro, buttiamo le nostre angosce oltre il gabbiotto della cassiera vestita di marrone, atterriamo in un luogo di solitudine ma forse con il tepore e la languida attesa di un tempo infinito. Andiamo oltre, sembravano dire le impercettibili disamine, cerchiamo ancora una volta oltre questa condizione.

Un film di violenza ma di aspirazione morale, tutto quello che bastava a istigare le perversioni ancorate sotto una cappa di difficile interpretazione. O almeno sembrava, inseguendo la completa e personale insoddisfazione.

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