# partenza n.26

Solo ora poteva guardarla diritta negli occhi e a sua insaputa sentire la finitezza di quel contatto impercettibile. Poteva rendersi conto dei movimenti della macchina da presa lungo i binari, e dio solo sa se il cigolio che riempiva la sala era il rumore della ferrovia attaccata alla parete dietro allo schermo.

O se il segnale delle sue convinzioni si sgretolavano sotto il peso di una serata inutile.

La sala era mezza vuota. La cassiera sbadigliava tenendo una mano sulla bocca e l’altra in mezzo alle cosce. Due biglietti, due posti per la cura della solitudine. Il primo fotogramma ancora dopo anni gli scaldava il cuore.

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