# partenza n.15

Ricordava quella poesia perché ne recitava sempre i versi sopra un autobus blu con il soffietto nel mezzo. Avrebbe potuto intitolarla “la poesia dell’autobus che girava da un viale all’altro mentre fuori pioveva”, titolo un po’ lungo che aveva nella sua testa il pregio di mettere i versi esattamente dove si collocava il senso delle parole, ma senza la volontà di farlo.

Si posizionavano al posto esatto in autonomia.

Sembravano trovare la verità adatta per rimanere lì per sempre, sottoposta a verifica come in un sistema sperimentale fatto in casa. E funzionava. Il quadro personale si componeva nelle minime variazioni fino a rendere immortali le parole che rispecchiavano i versi mentre gli parlavano di un pomeriggio di pioggia e di una voce alla radio.

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