# partenza n.8

Le ombre giocavano strani scherzi. Credeva di vedere i contorni dei loro movimenti rimandare un significato. “Quanto è opera nostra e quanto invece loro? Il tempo non aiuta, confondendo parole e immagini che restano mute anche se siamo convinti di vedere qualcosa” pensava.

Pescava nelle analogie e nei ricordi per portare a galla qualcosa di già visto. Faceva ricorso ai segnali deboli e li univa in una forza che voleva imporsi. Non bastavano i colori, per la maggior parte solo una traccia non definita. Non bastava un suono, il più misterioso dei misteri quando innescava una catena di successioni l’una nell’altra formando un grumo inestricabile.

Non bastavano i contorni delle ombre per riportare alla coscienza ciò che sembrava ormai definitivamente trasformato nelle cose.

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