# partenza n.1

Il giardino cantava i suoi argomenti mentre i fili d’erba si addossavano al muro di confine dove correva una rete consumata di plastica verde. Lui teneva gli occhi fissi sul cemento che si stava sbriciolando, era convinto fosse necessario metterci mano, ma tutta l’attenzione era per la talpa.

Non c’erano dubbi, il prato era pieno di buche. Ogni tanto raccoglieva i sassi espulsi dalla sua attività e li metteva dentro un secchio che appoggiava alla parete posteriore della casa prima di tagliare l’erba. Si chiedeva se scavasse gallerie in tutte le stagioni, ma era un pessimo osservatore. Quando finalmente il muratore aggiustò il muro lui gli portava l’acqua, riempiva il secchio e gli chiedeva di cosa avesse bisogno.

Lo guardava lavorare sotto il sole d’estate mentre andava avanti e indietro con cemento e cazzuola a sistemare i pezzi malridotti. Tempo dopo, quasi alla fine dell’inverno, aveva dovuto affrontare un’altra emergenza facendo abbattere uno dei due alberi di fronte alla casa. Il giardiniere gli disse che anche il tronco dell’altro, quello più alto, era infiltrato e non sarebbe durato a lungo, cinque o sei anni al massimo. Poi avrebbe dovuto essere abbattuto.

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