Il Manifesto di Assisi

I social media danno a chiunque la possibilità di esprimersi su qualunque cosa succeda nel mondo. Oggi non solo i professionisti dell’informazione, ma anche noi, cittadini e lettori che fino a l’altro ieri potevamo al massimo scrivere una lettera a un giornale per illuderci di far sentire la nostra opinione, possiamo scrivere delle cose che accadono e dire la nostra opinione.

Ma c’è un ma. Ormai si confonde la libertà di espressione, sacrosanta, con l’odio, la falsità, il libero insulto e l’ignoranza. Ci stiamo abituando a scrivere falsità. Guidati non solo da un istinto bestiale ma anche da professionisti della disinformazione, tra cui spiccano politici di professione. I contenuti sono di fatto assenti, c’è solo la ripetizione di slogan che a furia di essere messi ossessivamente in circolazione diventano realtà.

La realtà è per definizione complessa e imporrebbe perlomeno che i fatti venissero studiati, magari tenendo in conto anche i dati. Quindi, studiare un po’ prima di scrivere sciocchezze. Invece questo non accade. Ormai tutti, a partire dai suddetti politici spregiudicati, ci esprimiamo per slogan sapendo che non è importante se quel che diciamo sia vero e dimostrabile. Uno degli effetti più studiati nella comunicazione, non solo nell’epoca dei social media, è che una affermazione ripetuta ossessivamente, anche se falsa, diventa vera.

L’effetto della propaganda sulle masse è sempre esistito. Ricordiamo tutti quel che è successo il secolo scorso in uno dei periodi più bui della storia. Solo che adesso il tutto è amplificato dalla tecnologia. I recenti fatti di cronaca ne sono un esempio.

Per cercare di ovviare è stato stilato il Manifesto di Assisi. Ecco, per meditare, la pagina tratta dal sito. (https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/attualita/il-manifesto-di-assisi-in-10-punti-le-parole-non-siano-pietre-44189)

“Secondo l’impegno preso ad Assisi, questo testo rimarrà ancora per una settimana sul sito, per eventuali osservazioni ulteriori. Poi scatterà la fase più importante: quella di far vivere davvero il Manifesto, farlo diventare spunto di confronto, di dibattito, di polemica. Non certo soltanto tra giornalisti, anche se la categoria non può certo fingere di non sentire l’appello a una comunicazione responsabile, rispettosa, che si basi sui fatti e rigetti i discorsi d’odio. Ma è una società intera che dobbiamo provare a raggiungere, a partire dalle scuole e dalle iniziative di formazione; con l’ambizione di portare il Manifesto anche nel web e sui social, dove si gioca oggi tanta parte del processo di formazione dell’opinione pubblica e dove più frequente è un uso contundente del linguaggio.”

Manifesto di Assisi
1.  L’ostilità è una barriera che ostacola la comprensione. Nel rispetto del diritto-dovere di cronaca e delle persone occorre comprendere. Scriviamo degli altri quello che vorremmo fosse scritto di noi.

2.  Una informazione corretta lo è sempre, sono la fiducia e la lealtà a costruire una relazione onesta con il pubblico. Non temiamo di dare una rettifica quando ci accorgiamo di aver sbagliato.

3.  Difendiamo la nostra dignità di persone, ma anche quella altrui, fatta di diversità e differenze. Tutti hanno diritto di parlare e di essere visibili. Diamo voce ai più deboli.

4.  Costruiamo le opinioni sui fatti e quando comunichiamo rispettiamo i valori dei dati per una informazione completa e corretta. Dietro le cifre ci sono gli esseri umani. Impariamo il bene di dare i numeri giusti.

5.  Se male utilizzate, le parole possono ferire e uccidere. Ridiamo il primato alla coscienza: cancelliamo la violenza dai nostri siti e blog, denunciamo gli squadristi da tastiera e impegniamoci a sanare i conflitti. Le parole sono pietre, usiamole per costruire ponti.

6.  Facciamoci portavoce di chi ha sete di verità, di pace e di giustizia sociale. Quando un cronista è minacciato da criminalità e mafie, non lasciamolo solo, riprendiamo con lui il suo viaggio. Diventiamo scorta mediatica della verità.

7.  Con il nostro lavoro possiamo illuminare le periferie del mondo e dello spirito. Una missione ben più gratificante della luce dei riflettori sulle nostre persone. Non pensiamo di essere il centro del mondo.

8.  Internet è rivoluzione, ma quello che comunichiamo è rivelazione di ciò che siamo. Il nostro profilo sia autentico e trasparente. Il web è un bene prezioso: viviamolo anche come bene comune.

9.  La società non è un groviglio di fili, ma una rete fatta di persone: una comunità in cui riconoscersi fratelli e sorelle. Il pluralismo politico, culturale, religioso è un valore fondamentale. Connettiamo le persone.

10.  San Francesco d’Assisi operò una rivoluzione, portare la buona notizia nelle piazze; anche oggi una rivoluzione ci attende nelle nuove agorà della Rete. Diamo corpo alla notizia, portiamola nelle piazze digitali.

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