Il diavolo e lo specchio

“Sono davanti allo specchio e continuo a guardarmi. Non faccio niente per nascondermi. Ogni volta che ci passo davanti mi fermo per fissarmi bene in mente a chi appartiene quel corpo. Alzo la maglia, mi metto di fronte e mi guardo con attenzione. Poi mi giro di profilo e controllo se l’immagine corrisponde all’idea che mi sono fatto. Peccato non possa farlo anche di schiena, sarebbe interessante vedere anche il lato nascosto. Anche la luna, se non ricordo male, ha un lato che non si vede mai, qualcuno ci deve avere fatto una canzone, ma io non faccio caso a queste cose.

Non mi interessa sapere cosa succede fuori di me. Ogni tanto sto zitto perché non mi sembra ci sia molto da dire, ogni tanto invece mi sembra educato rispondere allo specchio. Si, ogni tanto mi piace dialogare con la mia immagine, anche se molte volte mi incazzo e finisce che mi metto a gridare. Fortunatamente abito in una casa singola e nessuno mi sente, tranne forse quando ho un po’ bevuto e allora perdo davvero il controllo di quello che dico. Ma tanto non mi interessa niente di quello che dice la gente. Io li odio, non li sopporto, sempre pronti a giudicare e a prendermi per il culo. Anche al lavoro è la stessa cosa, sempre pronti a mettere il naso in quello che faccio. E anche in piazza è la stessa cosa. Odio tutti! Non sopporto nessuno, tutti mi vogliono male. Trovo pace solo davanti a questo specchio proprio vicino alla porta di casa. E’ un bel vantaggio, ogni volta che entro o esco posso stare in piedi a guardare dentro la mia anima. E molto volte mi fermo a contemplare e mi dimentico perfino di uscire. Mi riconosco finalmente, posso parlare con qualcuno che mi capisce, posso stare lì in piedi, senza nessuno che mi giudichi per quello che faccio o non faccio, per quello che dico o non dico.

Con il passare degli anni ho imparato a vedere sempre più chiaramente e ad apprezzare la voce che esce dallo specchio. Mi dice sempre che il mondo è pieno di persone cattive che non meritano di vivere. Forse neanch’io merito di vivere, io sono cattivo, non sono quel figlio bravo e gentile che mia madre mi ha sempre detto. E neanche quella persona buona e corretta come pensa mio padre. Io sono sfortunato. Purtroppo alla mia età non sono ancora milionario, devo andare tutti i giorni a lavorare per farmi sfruttare e guadagnare uno stipendio da fame. Ne parlo spesso con la mia immagine allo specchio e lei mi dà ragione. Sì, è vero, qualcuno che mi capisce esiste e si prende cura di me, delle mie angosce, dei miei dubbi. Io non sogno mai, ogni notte faccio incubi tremendi e quando mi sveglio provo paura di quello che ho visto. Alcune volte ho paura di quella figura nello specchio, soprattutto quando tenta di uscire fuori e di prendere il controllo del mio corpo. E’ vero che andiamo d’accordo, ma non capisco bene cosa succede in quei momenti.

Ho provato a parlare con i medici ma anche loro mi prendono per il culo. Io non so perché tutti ce l’abbiano su con me. Ma io non dimentico. Pagheranno caro per quello che mi hanno fatto. Alcune volte per calmarmi mi metto davanti allo specchio e mi guardo, immagino come sarebbe se avessi davanti proprio in quel momento le persone che odio. Tanto prima o poi la pagheranno cara. E poi canto, a squarciagola non solo davanti allo specchio ma anche nella vasca da bagno, magari in piena notte. Sono canzoni di guerra, inni delle curve. Voglio vivere di violenza, ecco quello che dico a mio fratello nello specchio, vivere di risse, di droga, di alcol. Tanto a me non mi prendono. Io sono intoccabile, io sono furbo, io posso fare qualunque cosa e nessuno può farmi niente. Io sono sopra la legge, quel coglione di mio padre non lo ha ancora capito. Mio padre non capisce davvero un cazzo! Vedo che ogni tanto si mette lì a confabulare con mia madre. Credo parlino di me e dei miei comportamenti. Credo non capiscano, certo non lo possono fare come invece mi capisce lo specchio. Ma poi, cosa dovrebbero capire?

Che io sono il diavolo, per esempio. E se voglio mi faccio un tatuaggio che parte dalla testa e va fino all’inguine. IO SONO IL DIAVOLO! E prima o poi me lo farò incidere sul petto e così tutti dovranno avere paura di me. Io sono cattivo, lo dico sempre allo specchio e anche lui è d’accordo. Lo dico anche ai miei genitori. Ci sono giorni in cui sono stanco e non capisco più chi sono. E’ vero, mi metto davanti allo specchio ma è come se avessi perso la consapevolezza di chi sono veramente. Ma è poi così importante sapere chi sono? A me basta essere qui davanti allo specchio a cercare la mia anima. L’altra notte per esempio non lasciavo dormire mio padre, andavo avanti e indietro sulle scale e facevo casino. Sbattevo le porte, ascoltavo le canzoni, mi rialzavo e andavo di sotto a gridargli che presto sarei partito e che lui non poteva fare niente. A un certo punto, dopo averlo sfinito, l’ho aspettato fuori dalla porta del bagno e l’ho fissato con quel mio modo che solo io e lo specchio sappiamo. E ho visto il terrore nei suoi occhi. Ho visto la sua paura. Ma anche la mia.

Poi sono andato di sotto davanti allo specchio e ci siamo fatti una risata.”

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