A Rainbow in Curved Air

Nei miei ricordi settembre ritorna spesso. Forse una casualità. Forse mi è rimasto attaccato il ricordo di un mese che segnava un distacco netto tra due periodi dell’anno, forse era il tempo del ritorno alla fine dell’estate.

Un arcobaleno nell’aria curva! L’aria della fiera di Sinigaglia dove si vendeva e comprava di tutto. Non ricordo con chi ero, ho ancora in testa una immagine vaga di un vialetto con dei giardini di fianco a una chiesa. Non so dire di più, forse è tutto sbagliato ma non importa: questa è l’immagine che mi tengo ben stretta.

In realtà non sono mai stato particolarmente interessato ai mercatini e alle fiere. Luoghi affollati dove il camminare è lento e a scatti per seguire il ritmo della folla. Fermarsi a ogni bancarella a vedere la merce esposta, curiosare, fare confronti, tastare oggetti e immaginare il loro uso o il loro posto in una casa non fanno per me.

Forse quel giorno stavo solo cercando il mio posto nel mondo e quel posto non viaggiava a quel ritmo. I pochi soldi che avevo in tasca finivano quasi tutti nei dischi. Inseguivo una stagione indimenticabile, la coda di un periodo che avrei ricordato per sempre. I dischi facevano parte di quel paesaggio, della stagione a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Una stagione di grandi entusiasmi che mi sembrava giusto cercare di afferrare saldamente per trattenerla il più a lungo possibile.

Non ho purtroppo mai imparato a suonare, mi manca del tutto la capacità di capire la musica. Forse non ho avuto la necessaria determinazione o forse siamo tutti dentro una eterna lotta contro le nostre ombre, così dense e reali da impegnarci a fondo.

Le mie scarpe insieme a quei pochi soldi si fermavano ai banchetti di dischi. Allora il vinile era re. Le copertine rubavano gli occhi, indimenticabili opere d’arte. Non ricordo se il mio obiettivo fosse proprio quello di cercare l’arcobaleno nell’aria curva. Di sicuro era un piacere esplorare tutte le scatole con i vinili, estrarre le copertine più belle, leggere le note di copertina, verificare la lista, immaginare il suono della musica. Mi sembra però di ricordare che la mia scelta, dopo avere avuto in mano questo disco, fu immediata. Una scelta azzeccata perchè ancora oggi questi suoni riescono a darmi emozione.

“And then all wars ended/Arms of every kind out were outlawed and the masses glady contributed them to giant foundries in which they were melted down and the metal poured back into the earth/…”

Un sogno di pace.

La prima onda di questi sogni sembra avere libera circolazione e segna un’epoca, la sua arte, le sue opere e i suoi pensieri. La seconda è quella dell’industria, scaltra, subdola, che intercetta la possibilità di trasformare i sogni in righe di conto economico. L’onda si trasforma in una finzione che si espande facendo credere che sia l’unica strada percorribile.

Ascolto ancora con emozione questa musica nella mia anima.

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