Las Meninas e la prospettiva magica

Davanti a Velasquez/ho visto i colori squarciarsi/e il tempo aprire le sue mandibole/eterne.

Io non sono un frequentatore di mostre e di pinacoteche, e me ne dispiace. I quadri, la pittura mi piacciono molto in realtà anche se non ci capisco granchè. Ma so anche che le cose vanno come devono andare e non sempre, anzi quasi mai, la vita scorre seguendo una logica lineare. Spesso invece abbiamo a che fare con il caos di fatti avversi che non permettono di inseguire le proprie passioni. E’ come per la musica jazz, della quale sono apassionato ma che preferisco di gran lunga ascoltare dal vivo. Ho però purtroppo potuto vedere pochissimi concerti nel corso degli anni. Ma così va il mondo. Accettare le limitazioni ti consente di godere maggiormente delle cose che puoi raggiungere. La fatica è ben ripagata.

Quindi non ho una preparazione tecnica che mi consente di parlare di Velazquez, ma solo un ricordo vivido, una fotografia che ancora non si è sbiadita nella memoria. Mi rivedo ancora camminare nei corridoi del Prado a guardare piuttosto distrattamente i quadri in esposizione. Il mio obiettivo era già molto chiaro, arrivare alla sala in cui viveva Velazquez con il suo quadro. Perchè Las Meninas? Perchè avevo letto, meglio, tentato di leggere, un libro di Foucault dal titolo bellissimo, Le Parole e le Cose, che aveva in copertina proprio questo dipinto che mi aveva affascinato a prima vista e del quale non sapevo quasi niente. Allora non era come adesso che basta una ricerca in internet per avere le notizie fondamentali a disposizione. Ero completamente impreparato.

E proprio vorrei dire qualcosa delle dimensioni del dipint. Avevo finalmente trovato la sala del museo e stavo per entrarci. I miei occhi erano preparati per scoprire un quadro di dimensioni normali, un classico quadro insomma. Quando sono entrato ricordo di avere scrutato con una certa impazienza le pareti per individuare Las Meninas. Con mio grande stupore non sono riuscito a inquadrarlo subito tanto che ho controllato all’ingresso di non avere sbagliato sala. Non avevo sbagliato. Semplicemente il quadro era là, ma non occupava un piccolo spazio in una parete ma tutta la parete in fondo alla sala. Era enorme, reso ancora più grande dalle mie false aspettative (quanto ci sarebbe da dire su quest’argomento!).

Le dimensioni sono infatti queste: 3 metri virgola 18 per 2 metri virgola 76. Enorme.

La visione, ricordo ancora molto bene quel momento, mi lasciò senza parole. Il quadro era, ed è ovviamente, di stupefacente bellezza. Ma questo è il meno. Il suo fascino misterioso mi aveva emozionato fino quasi alla paralisi. Ho passato più di un’ora fisso immobile a guardarlo, a tentare di dialogare con lui per strappargli il suo mistero.

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