Un cinema, due film e la scoperta del caso

Si chiamava Pidocchino. O meglio, lo chiamavano così e non ho mai saputo perchè. Il nome esatto non me lo ricordo, forse perché era uno di quei nomi così convenzionali per un cinema da fartelo sembrare uguale a molti altri.

Quello che ancora invece ricordo, o mi sembra almeno di ricordare, è che era un cinema in una periferia di un paese che era periferia. Credo fosse sabato sera, inverno o autunno inoltrato. Ricordo il buio e la pioggia. Era una di quelle sere che non sai come tirare l’ora di andare a dormire quando, seduto attorno a un tavolo al bar tiri in lungo la consumazione, quasi un rito che ti possa far venire l’ispirazione.

Come molte volte succede nell’indecisione, quando finalmente ti metti d’accordo con gli altri sul cosa fare, va a finire che ti muovi tardi, anche se il tardi di allora è il prestissimo di adesso.

Il cinema non era molto lontano anche se ricordarlo adesso mi dà un senso strano, come se quelle strade fossero state dall’altra parte del mondo. E forse lo erano perché la memoria gioca dei brutti scherzi quando si mischia col tempo. Ma anche quello che credi sia realtà gioca dei brutti scherzi quando mette i bastoni tra le ruote del desiderio.

Il cartellone fuori dalla sala diceva: “Quel pomeriggio di un giorno da cani” con Al Pacino. Ci interessava. Era il tempo in cui avevamo qualche smania da intellettuali e discutevamo spesso di cinema. Entrammo senza indugio.

Andavamo incontro a una delusione che col senno di poi ci avrebbe aperto gli occhi sulle nostre vite, in una specie di bolla metafisica. Ma questo lo avremmo saputo solo molti anni dopo, quando molte cose erano diventate la storia personale di ognuno di noi.

O almeno per me, perché degli altri tre compagni di serata ho perso ogni ricordo ormai da tempo e non ho mai potuto chiedere se questo fosse successo anche a loro. E di cosa pensassero del caso e dei suoi effetti sulla vita.

Una volta pagato il biglietto e saliti i gradini tirammo il tendone pesante per entrare in sala. A pieno schermo ci accolse una immagine indimenticabile: Ursula Andress nuda! Il film con Al Pacino era in programma la sera successiva, mentre di “Colpo in canna” con la suddetta e Lino Banfi in programmazione quella sera erano già state ritirate le locandine.

Fuori continuava a piovere a dirotto.

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