Uomini straordinari – Per una galleria di Maestri Ribelli (1)

Kitamoto Kanza“Fratelli, proprio da questo punto, senza equivoci, si apre un altro fronte” – Kitamoto Kanza 

Un oracolo orientale, una fatica del tutto nostra, un ossessionato provocatore degli spazi, un indemoniato visionario, un soffice cantore dei ritmi aperti, un eventuale narratore futuro, un sottolineatore ossessivo dei vizi e delle virtù, un poeta mancato, un fedele inseguitore di ombre, un accanito sostenitore degli spazi allargati, un demone romantico, un figlio compiuto del proprio passato, un repentino accusatore, un balbettante naturalista, un tragico impressionista, un concorde interprete dei destini, un lampeggiante visionario, un ammirevole concentratore, un dialettico censore, un amante delle colonne sonore, un trepido previsore dei destini incrociati, un lento smembratore delle vite nascoste. 

Cosa possiamo dire? Immersi fino al collo dentro un’epoca in cui troviamo difficoltà perfino a spremere un limone, non solo perché privo di succo ma anche perché incapaci nel far combaciare la metà tagliata con lo spremiagrumi, spremiamo invece le nostre forze con modi di disarmante integrità. 

Assecondando il flusso della propria coscienza ritrovata in senso tecnico, dopo avere imparato la lezione da maestri che stazionano sotto le molecole della pelle e tra le dita, la scrittura automatica è arrivata intatta in tutto il suo impeto originario. In questi accidenti, come una condanna benigna, trovano finalmente forma tutte le privazioni nelle notti trascorse ad inseguire l’illuminazione. 

Erano i momenti di solitaria paranoia dove e quando le ore si moltiplicavano, e in modo fisico ci inducevano ad ottenere la nostra uscita, riempiendo uno dopo l’altro tracce di appunti. La fortuna è che abbiamo preso nota non dei contenuti ma della voglia e della visione, della imperdibile concatenazione verso un obiettivo lontano. Sono girati attorno, hanno superato ballando ogni limite apparentemente fisico, frapposto come un limite di ghiaccio e pietra. Hanno proseguito nel fare incetta di ogni atomo di percezione. Senza la fretta buttare la produzione modificata dentro una vetrina pubblica. Sempre con il punto cardinale da raggiungere. Ma non era una certezza; era solo il tempo disponibile di un segmento. Molte altre cose accadono da allora. La modificazione si è avviata così spontaneamente da coglierci di sorpresa, nonostante l’attesa fosse ormai parte di noi almeno dal tempo della ricerca delle libertà. Molto più semplice, anche se davvero non lo è mai stato, voltarsi indietro per affermare i punti dispersi ma ancora brillanti e riconoscibili. Molto più semplice, ingegnarsi in qualche tentativo di raccogliere forme per sé stesse sfuggenti ma dalle traiettorie comunque definite. Ancora oggi si perdono spesso nelle anticamere gli impulsi passati. E sono così testardi, o forse assuefatti, da dimenticare la nostra età adulta, il necessario richiamo dai binari del dovere. Spalancano prospettive di completa larghezza, ingaggiano furibonde discussioni lampeggianti di illusioni. Si ergono ancora con impeto e con forza dentro notti dense di rigurgiti di fastidio. Aspirano la voglia ingenua di riproporre la completezza canonica del mistero. Fino a vedere l’uscita. Fino a respirare la grandezza. Ma la forza dell’attrito continua a farci sanguinare perché non abbiamo ancora imparato i modi per difenderci. Continuiamo insieme a sentire l’odore di un pezzo caldo di blues scandito nell’insieme di una musica da banda. Vediamo il movimento dei musicisti e degli strumenti indicarci una possibile ascensione. E ci perdiamo ancora sulla strada verso casa. 

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