Riccione e la scoperta della luna

La spiaggia di Riccione durante l’allunaggio

Un omaggio alla Luna.

Così potrei cominciare il racconto di una estate che ha segnato profondamente la mia vita, e credo anche quella di molti altri della mia generazione.

Il 1969 è stato l’anno di molti eventi memorabili, due dei quali separati solo da qualche settimana che hanno contribuito a plasmare l’immaginario che poi mi ha accompagnato nella vita: l’atterraggio sulla Luna e il raduno di Woodstock.

Due fatti che hanno segnato il nostro tempo. Per alcuni, nonostante il passare degli anni e l’inevitabile declino dei sensi, il ricordo è ancora ben presente. Quando soprattutto d’estate guardo il cielo stellato si risveglia un’emozione che comprende anni memorabili e mi riporta alla stagione delle grandi speranze. La gioventù è ovviamente la stagione del sogno, del tutto come possibilità, dei grandi progetti. Quale metafora più appropriata se non il grande volo dell’uomo verso una meta da sempre sognata e da sempre desiderata come la scoperta della Luna?

Per chi non accetta di essere completamente risucchiato da una realtà che ti tiene ancorato a terra senza slanci o entusiasmi anche ingenui, inseguendo soltanto il possesso di beni senza sapere poi cosa farsene, il grande sogno dura ancora. Per gli altri invece si è infranto contro una vita meschina che richiama i famosi versi gucciniani “e insegue una maturità, si è sposato, fa carriera ed è una morte un po’ peggiore”.

Sono convinto che la scoperta della Luna richiama cose diverse a ogni singola persona che ha vissuto quella notte di fine luglio con la testa verso il cielo immaginando di essere nello spazio interstellare con gli astronauti della Nasa. Io ero a Riccione.

E che ci crediate o no, ogni anno in questi giorni la mia mente viaggia in automatico verso una via alla periferia di Riccione lungo la ferrovia. Sono spalle ai binari e al mare e guardo dall’altra parte, verso l’interno. E’ sera, non ancora notte, anche se le sere e le notti d’estate spesso si confondono. Alla fine della via svoltando a sinistra sulla strada che incrocia, proprio lì subito sulla destra c’è un bar. E dentro quel bar ci sono mio nonno Livio e Felice, che è il padre di mia zia Angela.

Ma per raccontare chi erano Livio e Felice avrei bisogno di troppo tempo. Nel mio ricordo associo Livio alle sigarette e Felice al Garelli, mitico motorino di colore azzurro. E associo tutte le persone che erano a Riccione quella notte alla scoperta della Luna.

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