I fatti di via Broccaindosso

L’Osteria Broccaindosso, Vostro Onore, si trova proprio nella omonima via bolognese. È un luogo ameno dove si può mangiare e alle volte addirittura esagerare gozzovigliando con un certo piacere. Io non abito in quella città e se dovessi scegliere un osteria per cenare non frequenterei mai un posto del genere. È opportuno che lei sappia, Vostro Onore, che fino all’altra sera a Bologna ci andavo solo per lavoro; si sa che i viaggi di lavoro sono sempre molto fitti di impegni e non lasciano mai il tempo necessario per scoprire le piacevolezze locali. E se anche hai un po’ di tempo ci pensano i tuoi colleghi a non averne, di tempo intendo, e quindi o non ti fanno mangiare oppure al massimo ti portano in qualche bar per una colazione al volo, preferibilmente in piedi. In un posto come Bologna è una bestemmia, lo so Vostro Onore, ma io non potevo sapere! Questo, come risulta dai rapporti contenuti nel fascicolo istruttorio, succedeva appunto fino a poco fa, prima cioè che io riacquistassi la libertà dopo aver scontato la mia lunga pena. E quindi ho potuto organizzare, Vostro Onore, con i suddetti colleghi una cena che dire di addio sarebbe troppo drammatico e che invece potrei definire di fine corso e di ringraziamento. Si sa che i rapporti di lavoro funzionano un po’ come il matrimonio: per andare bene devono esserci gli sforzi di entrambi, altrimenti succede che volano gli stracci e si va davanti al giudice! E io, Vostro Onore, a Bologna ci sono sempre andato volentieri anche se i miei pranzi si limitavano spesso a un gelato al bar della stazione prima del ritorno. E quindi voglio ringraziare i miei colleghi per la loro accoglienza. A dire la verità, ripescando nel profondo dei miei ricordi, tanto e tanto tempo fa (come si dice nelle favole) c’era una persona che mi portava a scoprire le delizie di posti che sfuggivano alla calca dei turisti e alle mode dei nostri giorni. Purtroppo, come si usa dire in questri casi Vostro Onore, tutte le cose belle finiscono. E così dopo il felice pensionamento del collega le mie scoperte socio-culinarie finirono come d’incanto. Ci tengo a precisare, quindi, che la scelta dell’Osteria Broccaindosso non è stata opera mia, come si evince dalla scarsa conoscenza della città.

Sì, Vostro Onore, ha ragione, la smetto di divagare e torno al punto.

Dunque, l’altra sera fissiamo finalmente una bella cena per festeggiare questa amicizia, anche perchè è finalmente arrivato anche il mio turno di appendere il mouse al chiodo. Se ogni tanto uso degli slang, Vostro Onore, è perchè sono un ragazzo di periferia, poco aduso a un linguaggio accademico. Insomma, lei ha capito benissimo, Vostro Onore, ho smesso di lavorare. Ecco perchè mi sono trovato in via Broccaindosso nella suddetta Osteria. Felice di poter partecipare a questo rito pagano accompagnato dai miei colleghi che evidentemente sono, come dire, usi a tali riti evidentemente solo in ore serali. O almeno questa è stata la mia sensazione. Quindi ero tranquillo, pronto solo a spalancare le fauci per gustare il cibo tipico della Osteria Broccaindosso. Ha ragione, arrivo subito al punto in modo che lei possa mettere a verbale anche la mia testimonianza. Ho capito, ometto il mio giudizio e mi limito ai fatti (anche se è difficile dopo quanto ho visto e sentito!). Quindi, nel bel mezzo della cena quando, lei capisce Vostro Onore, il vino cominciava a fare i suoi perversi (e demoniaci, avrebbe aggiunto la mia povera bisnonna!) effetti, ho dovuto assistere attonito a questo scambio di battute sempre più piccanti tra una mia collega e il titolare del ristorante, indubbiamente un bell’uomo dal fisico slanciato e dalla battuta pronta. Io non ricordo chi dei due avesse cominciato anche se la memoria mi dice che ci sia stata una perfetta unione d’intenti, oltre che una precisa comunione spirituale se così vogliamo dire. Ammiccamenti, scherzi, battute e poi, insomma si è trasceso quando arrivati finalmente al dolce la richiesta fu di avere a disposizione il carrello! Nei ristoranti per bene è normale e non suscita nessun pensiero recondito avere a disposizione il carrello dei dolci. Vostro Onore, prego il signor Cancelliere di evidenziare questa mia dichiarazione, in un ristorante normale. Ma qui si è andati ben oltre e l’affaire tra la collega e il maitre dal fisico apollineo è andato davvero, lo creda Vostro Onore, ben oltre i confini del lecito! Con grande imbarazzo dei presenti che hanno dovuto abbozzare e stare la gioco. Ma io non credo, Vostro Onore, che fosse un semplice gioco. Il carrello è diventata una esplicita metafora il cui solo pensiero mi procura ancora dei brividi di vergogna! Carrello aeroportuale! Carrello come metafora dei più bassi istinti corporali, anche se accentuati, questo è da dire, dalle abbondanti libagioni. E lei sa bene a cosa alludano le metafore del volo!

Concludo, Vostro Onore, chiedendo che la mia testimonianza venga messa a verbale augurandomi di potere, in un futuro prossimo, essere ancora testimone di tali fatti e magari di poter prendere il posto dell’oste sul carrello aeroportuale dei dolci! Ovviamente non per cadere nelle più bieche tentazioni della carne ma per potere invece essere un argine di moralità in questi tempi così bui! Per chi crede al caso, un fatto inequivocabile conferma questa mia posizione intransigente: la mattina dopo sotto i portici felsinei nel bel mezzo di un rovinoso temporale, ho potuto stringere la mano a uno dei più fulgidi esempi di uomo che ha fatto della barriera contro la moralità perversa di questi tempi la sua ragione di vita, il famoso Onorevole …………….(omissis) di cui è del tutto inutile fare il nome.

E mentre alla fine della serata camminavo per Via San Vitale verso l’albergo canticchiavo senza farmi sentire i versi immortali del poeta di Pavana:

“Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta,
ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta:
qualcuno è andato per età, qualcuno perchè già dottore
e insegue una maturità, si è sposato, fa carriera ed è una morte un po’ peggiore…”

Ma questoo, per favore, Signor Cancelliere non lo metta a verbale.

Letto, riletto e controfirmato, addì 10 luglio dell’anno 2019, anno primo dello scivolo.

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