Il discorso della pensione

Milano, 17 giugno 2019

Cosa posso dire di non banale evitando le solite frasi che si dicono in queste occasioni? Prima di tutto ho pensato per negazione. Cosa non voglio dire, è la domanda giusta.

“Che bello, siamo tutti amici, un bell’ambiente, ho già pianto tutta notte e so che piangerò per settimane” e così via.

Oppure un discorso di provocatorio distacco come, per esempio, “io me ne vado, adesso sono tutti cavoli vostri.”

Nessuno dei due. Come spesso succede il discorso è arrivato casualmente camminando in campagna un sabato mattina. Io sono un gran camminatore. Camminare è un potente mezzo per rincorrere i sogni.

Ecco dunque il mio breve discorso di addio:

“Sono nato sotto il segno dei Gemelli, di quei Gemelli di maggio però, quelli della prima decade per intenderci (che sono diversi da quelli di giugno).

Una delle caratteristiche di noi Gemelli è che rimaniamo sempre un po’ bambini, non perché siamo immaturi come molti sostengono, ma perché manteniamo sempre viva la curiosità per le cose, perché rincorriamo sempre i nostri sogni.

I bambini curiosi si chiedono sempre “cos’è questo” “cos’è quello” “come funziona quella cosa” “cosa potrei fare se..” e sognano a occhi aperti e continuano a sognare per tutta la vita.

Di noi si dice che siamo “doppi” ed è vero, il doppio è la nostra forza.
Per molti doppio significa inaffidabile, traditore, infido: niente di più falso.
Doppio vuol dire, per esempio, che in noi convive la parte del sogno con quella della realtà in un rimando continuo, a volte ossessivo, logorante, ma denso di soddisfazioni interiori.
E’ il nostro modo di sentirci vivi, l’unico che conosciamo.

Il Gemello è capace di creare legami indissolubili e di mantenerli nel tempo, con grande soddisfazione per chi entra in relazione con noi.
Ma ogni tanto ci annoiamo e abbiamo bisogno per vivere, per respirare, di cercare la novità, lo dobbiamo fare per non sprofondare e per non soccombere a una realtà che altrimenti ci opprimerebbe e ci travolgerebbe.

Continuare a giocare sul filo tra il sogno e la realtà: questa è la nostra condizione, la nostra dolce condanna, non abbiamo alternativa.
E se dovessimo scegliere non avremmo dubbi: meglio farsi travolgere dal sogno all’inseguimento delle nostre chimere che da una realtà che spesso giudichiamo non degna di essere vissuta ma soltanto sopportata.

Siamo persone molto affidabili se prese e capite nella nostra particolare unicità.

Nella nostra vita, nella nostra intimità, continuiamo a entrare e uscire dal sogno alla realtà, dalla realtà al sogno.
Queste due parti si sostengono e si completano: per un altro sarebbe impossibile gestire una situazione così destabilizzante, ma non per noi che anzi godiamo di questo assurdo equilibrio, del nostro essere precari sul filo del rasoio.

E’ molto difficile stare dietro a un Gemello, molto spesso ti spiazza con i suoi comportamenti.

Adesso ho deciso che è arrivata l’ora di continuare a inseguire i miei sogni a tempo pieno.
Non so se saranno produttivi o se sarà solo un inseguimento di illusioni. Ma questo, come spero di avere spiegato, non è importante per noi Gemelli.

Sono nato alla fine degli anni ‘50. Ho fatto in tempo a respirare l’ultima coda del dopoguerra con tutto quello che ha voluto dire.
E quando ero appena ragazzo agli inizi degli anni ‘70 ho fatto anche in tempo a sentire le forti vibrazioni degli anni ‘60, una stagione di grande fermento e di liberazione. Una stagione di sogni, senza dubbio!
Ho attraversato questi due grandi periodi particolarmente congeniali per uno nato sotto il segno dei Gemelli e ne sono davvero felice.

Siamo esseri pieni di contraddizioni e non lo neghiamo come fanno altri. Per noi la parola “coerenza” molto spesso copre una vuoto assoluto di etica e di idee.

Però mi piace pensare di essere stato nella mia vita, pur con tutti i limiti che mi riconosco, un “hombre vertical”.

Concludo con una citazione da un libro scritto da un grande uomo:

“Coloro a cui sfugge completamente l’idea che è possibile avere torto non possono imparare nulla, se non la tecnica.” Gregory Bateson

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