# partenza n.54

La prima volta è stata quando da lassù si vedeva tutta la pianura. Quando il vento si sbarazzava di ogni ostacolo e rendeva la vista così potente da distinguere ogni luce anche minuscola a chilometri di distanza. Un fatto inusuale da cogliere al volo per fissare negli occhi la visione.

Non ricordava se la fortuna lo avesse aiutato a vedere anche una seconda volta. Forse più in basso e in un luogo diverso dove le luci accese all’interno di una casa proiettavano le ombre nel giardino con tutti i loro movimenti.

Ricordava che uscirono quasi accaldati senza rendersi conto di quell’inflazione di luci. Si guardarono intorno vestendosi. Verso il basso potevano distinguere con un piccolo margine di errore ogni particolare. Erano lì per imparare a riconoscere i dettagli del tempo che sembrava ancora vivo.

# partenza n.53

Si svegliava di soprassalto inseguito dai fantasmi. Succedeva ogni tanto, alcune circostanze lo imponevano insieme a una specie di febbre e a un senso improvviso di abbandono affiancato da un rumore interminabile.

Un vento abituale e improvviso agitava gli alberi in modo violento con le chiome che ballavano avanti e indietro all’infinito. Qualcosa rimaneva attaccato al corpo e sembrava succhiare l’energia contro l’evidenza della chimica.

Il suo agire scavava tra le parti e il dolore poi non lo abbandonava per lungo tempo. Faceva parte delle cose che potevano accadere e si mischiavano per rendere necessaria l’opera di precisione che separava la verità dall’immaginazione. Ma non sempre era capace di distinguerle.

# partenza n.52

Eccoli lì in un piccolo fossato proprio dietro casa. Erano tempi favorevoli, ci si poteva ancora fare il bagno, l’inquinamento non era ancora arrivato. Quando il caldo si espandeva nella pianura, si soffocava.

Spesso al mattino una specie di condensa sembrava nebbia. Un caldo così umido che oltre gli alberi sugli argini dei fossi sembrava di vedere una distesa d’acqua. Ma invece era solo illusione.

Anche loro erano pieni di illusioni, le coltivavano fin da bambini. Forse per il clima che li costringeva a immaginare un mondo oltre la nebbia. S’illudevano, mentre mostravano le dita della mano aperta su un ceppo.

# partenza n.51

Il sogno è sempre quello, non potrebbe essere altro. Troppo poco avere solo un sogno o meglio averne qualcuno di scorta?

La risposta non può essere affidata alla matematica, non perché sia il presupposto sbagliato, ma così, perché succede. Contro la fortuna avversa c’è una sola difesa, uno spiraglio per rompere l’incantesimo.

Via uno sotto un altro, senza tregua si riaprono gli spazi del sogno. Sempre identico, sempre quello, la pressione intermittente dipende dalla sua comparsa. Molte domande non si possono mettere in fila nonostante le deviazioni rimangano costanti. Uno e uno solo.

# partenza n.50

Di cosa parlavano alla fine? Di quattro parole sempre in movimento attorno a loro stesse. Neanche tanto originali. Non fare caso a quella deflazione, non era questione di incapacità ma di connivenza.

In pochi avevano interesse a guardarci dentro. Meglio rimestare nel secchio torbido e lasciare alla ripetizione la sua propria funzione. Il ritmo e la freschezza producevano a malapena un’idea ma neanche la forza di un imperativo.

Diventava altro, si trasformava in un’industria regolata dalle leggi del commercio. Parlavano davvero di quattro parole che cercavano di arrivare alla fine della pagina vestendosi in altro modo?

# partenza n.49

Voltato di schiena agitava le dita sui tasti e si confondeva mentre tutto diventava una figura senza differenze. Non solo i toni ma perfino i colori sembravano dividersi quando le dita correvano su e giù senza fermarsi di fronte agli ostacoli.

Si guardava attorno per rendersi conto se accadeva solo a lui e se gli altri ne fossero consapevoli. Non poteva dirlo di preciso ma sembrava che non fosse il solo. C’era un terreno comune, una condivisione sotto gli occhi, senza parlare degli altri organi.

Ognuno elaborava il proprio gusto e la propria sensibilità. Ricordava poche parole e riusciva così a seguire meglio la scia di meraviglia da corpo a corpo senza mai interrompersi mentre il suono usciva dai pori.

# partenza n.48

Sentiva le voci tra il primo e il secondo piano riempire con il loro tono lo spazio vuoto. Le sentiva quasi tutti i giorni, aveva deciso di non limitarsi ma di aggiungere qualcosa di suo. Gli sembravano venire dalla musica e quando poteva le ascoltava in tutti quei dischi del primo piano.

Erano così tanti che non era neppure mai riuscito a metterli in fila. Avrebbe forse potuto compilare una lista ma poi decideva che era meglio lasciarli in disordine perché l’ascolto potesse essere ogni volta come la prima e lo stupore continuare.

Era possibile che un tempo fosse una persona diversa a mischiare quelle voci nella confusione. Non avrebbe mai raccontato la sorpresa che riempiva gli spazi. Le voci, si diceva, sapevano che questo succedeva solo a lui. Non era abitudine scambiarsi punti di vista sulle conseguenze.

# partenza n.47

Quando aprì la finestra sembrava tutto diverso. La notte, il giorno, il tempo, la temperatura, i sogni, si mischiavano senza tregua. L’attimo si accendeva, che lo volesse o meno, che ne fosse cosciente o meno.

S’innescava lo scambio esatto, senza intervento della volontà ma con l’uso della cautela perché certe cose, come si dice, viaggiano sul filo del rasoio. Al tempo non era ancora del tutto caduto da una parte e neppure dall’altra e non si trovava neppure nel mezzo.

Quando aprì la finestra successe e basta, mischiandosi in un completo caos. Credeva di vedere ma tutto era buio. I colori non erano più quelli e le voci diventavano altre voci.

# partenza n.46

Poi l’inizio diventava la fine e mai il contrario. Uno dei misteri di più difficile comprensione in cui periodicamente si imbatteva. La luce non era uguale, lo illuminava sempre mantenendo però la differenza.

Si chiedeva se quel modo fosse non solo corretto ma anche capace di portare a scoprire una verità. Era difficile dare una risposta, ma doveva farlo con i passi in avanti, sapendo di non potere arrivare alla fine.

Erano altri gli interrogativi diluiti nei ricordi d’importanza superiore, con l’urgenza di essere ben compresi senza lasciare niente alle spalle. Guardava i frammenti come l’inizio di una perdita importante, dimenticando i cancelli all’entrata delle nubi.

# partenza n.45

Nei momenti fortunati il destino si manifesta in modi diversi. Nel pomeriggio dopo le lezioni giocava in strada con i suoi amici. E un giorno, inaspettata, si presentò la fortuna.

Il primo incontro con qualcosa che non insegnavano a scuola: la scoperta del punto di vista e il salto del pensiero fuori dalle rigidità dei vincoli. Prima o poi è destino scontrarsi con la logica e opporsi a un potere fondato sulle abitudini, comodo, appagante, utile solo a nascondersi. L’essenza della conservazione e della tradizione.

Aveva imparato che al di là del muro c’era un territorio in apparenza senza punti di riferimento ma proprio per questo così affascinante. Bisognava cercarne altri, inventarli se necessario. Era difficile. Fu in quel caldo pomeriggio di ottobre che vide il razzo sfrecciare giù per la strada.